Foto, password e film di famiglia: come li ho portati fuori dal cloud
Un piccolo server a casa, acceso ventiquattr'ore su ventiquattro, con backup su tre livelli e senza una sola porta aperta su internet.
Le foto di famiglia erano sparse tra servizi cloud diversi. Le password in un gestore, i film in streaming, la domotica legata ad app che un giorno potrebbero chiudere. E un vecchio NAS, usato da anni per backup fatti a mano con script scritti al bisogno, che non riceveva più aggiornamenti di sicurezza.
Il problema non era il NAS in sé: era che restava raggiungibile e gestito da solo, senza nessuno “davanti” a lui a decidere cosa poteva entrare e uscire. Ho deciso di riportare tutto in casa attorno a un unico server piccolo e silenzioso, raggiungibile da ogni telefono della famiglia, senza aprire nemmeno una porta su internet, facendo rientrare anche il vecchio NAS in questo disegno invece di buttarlo.
Cosa gira già oggi
Un mini PC da ufficio, di quelli che consumano come una lampadina, fa da server per tutta la famiglia con Proxmox:
- foto e video, con riconoscimento dei volti e delle scene;
- password, condivise tra noi con un gestore comune;
- film e serie, con una libreria che guardiamo da smart TV e telefono;
- domotica, le automazioni di casa;
- documenti, bollette e buste paga archiviate e lette automaticamente.
Tutto raggiungibile da fuori casa, come un qualunque servizio cloud, ma i dati restano sui nostri dischi.
Il vecchio NAS non è stato sostituito: è stato integrato. Continua a custodire l’archivio delle foto, i documenti e una copia dei backup, ma non più per conto proprio: non ospita più servizi raggiungibili direttamente né script artigianali con le loro credenziali sparse qua e là. Oggi ci arrivano solo i servizi del server (passando da loro, non da internet) e il NAS stesso non è più raggiungibile dall’esterno in nessun modo.
Cosa si può aggiungere, con lo stesso approccio
Lo stesso server, in casa o in un piccolo ufficio, può ospitare anche:
- la gestione del budget familiare o aziendale, con lo storico sempre in locale;
- un secondo livello di domotica, pensato per un piccolo ufficio invece che per una casa;
- una lista della spesa condivisa tra i telefoni di casa, senza passare per un’app di terzi.
Le scelte che rendono il sistema affidabile
Container per i servizi, una macchina virtuale solo dove è obbligatoria. Ogni servizio (foto, password, film, documenti) vive in un suo container leggero, che usa solo la RAM che consuma davvero; la domotica, che lo richiede, gira nell’unica macchina virtuale vera e propria. Oggi l’insieme occupa una piccola parte della RAM disponibile: c’è margine per aggiungere altro senza cambiare server.
La scheda video si condivide, non si assegna a uno solo. Invece di dare l’accesso esclusivo della GPU integrata a un singolo servizio, resta condivisa: la usano sia la libreria dei film per la transcodifica sia la libreria delle foto per il riconoscimento di volti e scene.
Backup su tre livelli, cifrati prima di lasciare il server. Una copia ogni notte sullo stesso server, su un disco diverso da quello dei dati. Una seconda copia notturna sul vecchio NAS, che oggi, oltre a ricevere questa copia cifrata, continua anche a custodire l’archivio delle foto e dei documenti usato dai servizi del server, ma senza più esporre nulla per conto proprio: anche se il NAS stesso non fosse più sicuro, i dati di backup restano illeggibili a chiunque. Una copia mensile su un disco scollegato e riposto altrove: è l’unica vera difesa se un giorno un ransomware dovesse cifrare anche le cartelle di rete, perché quel disco, quando non è collegato, è semplicemente irraggiungibile.
Accesso da fuori senza una sola porta aperta. La linea di casa non ha nemmeno un indirizzo pubblico proprio. Niente servizio esposto direttamente su internet: si entra solo attraverso una rete privata che pubblica i singoli indirizzi necessari, non l’intera rete di casa. Anche il vecchio NAS, oggi, non è raggiungibile dall’esterno in nessun modo: se qualcuno scoprisse l’indirizzo del server, da fuori non lo vedrebbe comunque.
HTTPS valido su ogni servizio, senza certificati da installare. Un proxy davanti a tutto ottiene da solo un certificato valido per l’intero dominio di casa: niente avvisi del browser, niente autorità di certificazione da aggiungere manualmente sui telefoni della famiglia.
Notifiche solo quando c’è qualcosa da guardare. Un backup riuscito, un controllo passato, un aggiornamento applicato: se va tutto bene, non arriva nessun messaggio. Il giorno in cui arriva una notifica, so già che devo controllare qualcosa, invece di dover filtrare ogni giorno dieci “tutto ok” per accorgermi del problema vero in mezzo.
Cosa ho imparato
A gestire un’infrastruttura su più livelli e a far convergere esigenze diverse (foto, password, film, domotica, backup, accesso da fuori) in un’unica soluzione, semplice e veloce da usare per tutta la famiglia. Non serve essere un sistemista per volerlo: serve qualcuno che lo progetti e lo mantenga pensando a chi lo usa, non solo a chi lo ha costruito.
Se i dati della tua casa o della tua attività vivono sparsi tra troppi servizi diversi, o su un solo disco senza una vera copia di sicurezza, parliamone: è il tipo di problema che si risolve una volta sola, bene.
Il caso studio tecnico completo, con tutte le scelte infrastrutturali spiegate una per una: Home lab con Proxmox.